La schizofrenia del Wisconsin

Il Wisconsin è uno stato schizofrenico, come sa bene il candidato vicepresidente repubblicano, l’energico Paul Ryan, che da questo stato viene e che questo stato ha rappresentato per anni come giovanissimo deputato. L’ultimo repubblicano a vincere le presidenziali qui (alle locali, il Gop se la cava meglio) è stato Ronald Reagan, nel 1984, e i sondaggi attuali non sembrano registrare un “effetto Ryan”: la rilevazione più vicina ai repubblicani dà uno scarto al 3 per cento in favore di Barack Obama (per Ppp il presidente è avanti invece di 7 punti). di Andrea Mancia e Cristina Missiroli
17 AGO 20
Immagine di La schizofrenia del Wisconsin
Il Wisconsin è uno stato schizofrenico, come sa bene il candidato vicepresidente repubblicano, l’energico Paul Ryan, che da questo stato viene e che questo stato ha rappresentato per anni come giovanissimo deputato. L’ultimo repubblicano a vincere le presidenziali qui (alle locali, il Gop se la cava meglio) è stato Ronald Reagan, nel 1984, e i sondaggi attuali non sembrano registrare un “effetto Ryan”: la rilevazione più vicina ai repubblicani dà uno scarto al 3 per cento in favore di Barack Obama (per Ppp il presidente è avanti invece di 7 punti). Nessuno s’arrende: continuano gli spot elettorali, e anche Jim Messina, capo della campagna elettorale democratica, ha ribadito che il Wisconsin è tra i quattro stati decisivi per il 6 novembre.
La schizofrenia di questo stato è dimostrata da alcuni episodi. E’ in una scuola elementare di Ripon, piccola cittadina a nord-ovest di Milwaukee, che per la prima volta si decide di chiamare repubblicano un partito in grado di dare forma e sostanza al movimento antischiavista che si oppone al “Kansas-Nebraska Act”, con cui il Congresso lascia liberi i nuovi territori del West di scegliere se legalizzare o no la schiavitù. Ma il Wisconsin è anche lo stato in cui, sempre intorno alla metà del XIX secolo, nascono miriadi di comunità che vogliono mettere in pratica gli ideali del socialismo utopico. E proprio attorno a una di queste comunità, fondata nel 1844 da un gruppo di seguaci del filosofo Charles Fourier (l’inventore del termine “femminismo”), si sviluppa la cittadina di Ripon, culla del Gop. Il Wisconsin è lo stato d’origine di Joe McCarthy, senatore repubblicano, populista e anticomunista, che a oltre mezzo secolo dalla tragica conclusione della sua parabola politica – complice anche una delle più gigantesche campagne di disinformazione della storia dell’umanità – è ancora il simbolo, perfino semantico, della caccia alle streghe. Ma il Wisconsin è anche lo stato in cui nasce il movimento progressista americano, sulla scia della dinastia fondata dall’ex repubblicano Bob “Fighter” La Follette (deputato, senatore, governatore del Badger State all’inizio dello scorso secolo, candidato alle presidenziali nel 1924 sotto la bandiera del Progressive Party) ed ereditata dai figli Philip (anche lui governatore) e soprattutto Robert, che a cavallo tra i due conflitti mondiali diventa il senatore di riferimento di un caucus progressista in cui convivono esponenti vicini ai sindacati e al movimento socialista. Dal 1901 al 1960, Milwaukee elegge quattro sindaci iscritti al Partito socialista americano.
A livello presidenziale, i repubblicani dominano dal 1856 al 1920. Le uniche due eccezioni sono la vittoria di Grover Cleveland su Benjamin Harrison (+1,7 per cento nel 1892) e quella di Woodrow Wilson su William Taft (+8,5 per cento nel 1912). Quasi mai, però, il Gop si impone con distacchi che superano di troppo la doppia cifra: in genere conquista il Badger State con una decina di punti percentuali in più rispetto ai democratici. Nel 1924, questo equilibrio viene spezzato da Bob La Follette che, dopo aver lasciato il Gop, si presenta alle elezioni con il Progressive Party. L’ex governatore vince in Wisconsin con largo margine, ma la sua corsa si ferma appena al di sotto del 17 per cento a livello nazionale.
Dopo un ritorno di fiamma repubblicano del 1928 con Herbert Hoover, il Wisconsin si accoda al resto degli Stati Uniti nell’èra Roosevelt, ma quest’ultimo – dopo aver stravinto nel 1932 e nel 1936 – inizia a perdere colpi già nel 1940 (+1,8 per cento contro Wendell Willkie) e addirittura viene sconfitto nel 1944 da Thomas Dewey. Tanto per ribadire la propria strutturale incostanza, però, lo stato torna nella colonna democratica già nel 1948 con Harry Truman (+4,5 per cento contro lo stesso Dewey). Ma è solo una sbandata, perché nel 1952 e nel 1956 Dwight Eisenhower lascia Adlai Stevenson indietro di oltre 20 punti e prepara la strada all’affermazione di Richard Nixon nel 1960 (+3,5 per cento contro John F. Kennedy).
La larga vittoria di Lyndon Johnson nel 1964 (+24 per cento contro Barry Goldwater) è il preludio di un lento slittamento a sinistra. Nixon si riconferma nel 1968 (+3,5 per cento contro Hubert Humphrey) e, meno faticosamente, nel 1972 (+9,5 per cento contro George McGovern). Ma dopo la vittoria di Jimmy Carter nel 1976 (+1,5 per cento contro Gerald Ford), è Ronald Reagan l’ultimo candidato repubblicano a imporsi nel Badger State: nel 1980 contro lo stesso Carter (+5 per cento) e nel 1984 contro Walter Mondale (+9 per cento).
Se neppure il Reagan del 1984 riesce a vincere in Wisconsin con un vantaggio in doppia cifra, è chiaro che le dinamiche dello stato sono cambiate. Ma le basi elettorali dei due partiti continuano a rendere la vita difficile agli avversari. E il sopraggiunto dominio democratico – proprio come quello repubblicano degli anni precedenti – non produce mai margini superiori al 10 per cento. Anche se a fatica, comunque, il Wisconsin resta stabilmente nella colonna degli stati “blu”: vincono Mike Dukakis nel 1988 (+3,5 per cento contro George Bush Sr.); Bill Clinton nel 1992 (+4,5 per cento sempre contro Bush Sr.) e nel 1996 (+10 per cento contro Bob Dole); Al Gore nel 2000 (+0,22 per cento contro George W. Bush) e John Kerry nel 2004 (+0,38 per cento sempre contro Bush Jr.).

La battaglia vinta di Scott Walker
Dopo le due risicatissime affermazioni democratiche del 2000 e del 2004, molti si aspettano un Wisconsin competitivo anche nel 2008. Ma l’onda nazionale che travolge lo stato è impressionante: Barack Obama batte John McCain con quasi 14 punti di scarto, lasciando al candidato del Gop una dozzina scarsa di contee. La natura “bipolare” (non nel senso politologico del termine) del Wisconsin è però sempre in agguato. Lo stato svolta nuovamente a destra alle elezioni di midterm del 2010: il Gop conquista la poltrona di governatore con Scott Walker, oltre a strappare un seggio del Senato e due alla Camera ai democratici. In più, i repubblicani passano dall’opposizione alla maggioranza in entrambi i rami del Parlamento locale.
Poi scoppia il dramma. Walker compie il gravissimo “errore” di mantenere le proprie promesse elettorali e, con l’appoggio del suo partito, schiera una serie di riforme che – oltre a sanare il deficit di bilancio dello stato – mettono in seria discussione il potere consolidato dei sindacati, soprattutto quelli dei dipendenti pubblici. Apriti cielo. Nel 2011 i democratici, spalleggiati dalle organizzazioni sindacali, provano prima ad abusare del meccanismo del recall, rimettendo in gioco i seggi di un manipolo di deputati locali e obbligando di fatto i cittadini a ripetere le elezioni appena stravinte dal Gop.
Il tentativo fallisce. Poi, dopo aver perso la maggioranza alla Corte suprema, tentano la strada del recount per sostituire il giudice repubblicano David Prosser con la fedelissima JoAnne Kloppenburg. E falliscono anche questa volta. Infine, nell’estate dello stesso anno, puntano disperatamente al bersaglio grosso, costringendo al recall il governatore in persona. Dopo qualche mese di campagna elettorale senza esclusione di colpi e milioni di dollari spesi dalle union e dal Partito democratico, Scott Walker vince con un margine addirittura superiore a quello del 2010, conquistando il 53,2 per cento dei voti contro il 46,3 per cento dello sfidante democratico, Tom Barrett, lo stesso battuto (52,3 a 46,5 per cento) alle elezioni di midterm.
Le elezioni presidenziali del 2012, insomma, non trovano il Wisconsin impreparato. Le macchine organizzative dei due partiti lavorano a pieno regime da più di due anni. Con una differenza significativa: dopo quattro sanguinose battaglie vinte consecutivamente, il morale dei repubblicani è alle stelle, mentre quello dei democratici è ai minimi storici. E’ questo, oltre alla candidatura alla vicepresidenza di Paul Ryan (rieletto alla Camera sei volte nel primo distretto dello stato), il motivo per cui uno stato vinto da Obama con 14 punti di vantaggio nel 2008 oggi è tornato nel mirino del Gop.

Un occhio alle cartiere
Essere competitivi in Wisconsin, però, per i repubblicani è solo il primo chilometro di una corsa lunga e faticosa. Il Badger State è ormai un simbolo della polarizzazione, anche a livello geografico. Il vero punto di forza del Gop sono i popolosi sobborghi immediatamente a ovest di Milwaukee, in particolare la contea di Waukesha, dove i repubblicani raramente scendono al di sotto del 65 per cento. In genere poi, i candidati forti sfoderano buone performance nelle contee sud-orientali dello stato bagnate dal lago Michigan, oltre che in qualche contea rurale sparsa al nord e al nord-ovest.
Le roccaforti democratiche, come spesso accade, sono rappresentate dalle due aree urbane maggiori, Milwaukee e Madison. Milwaukee, la “capitale della birra”, è la classica città democratica: povera e molto diversa sotto il profilo etnico. Qui il rapporto tra democratici e Gop è di 2 a 1. A Madison, invece, la ricca capitale dello stato e del sistema universitario locale che i repubblicani chiamano “Repubblica popolare di Madison” proprio per l’alta concentrazione di voto liberal, questo rapporto diventa di 3 a 1. Votano democratico, ma in misura minore, anche le contee agricole dell’ovest lungo il fiume Mississippi, una delle poche zone del paese dove sopravvive una forte tradizione di sinistra che coinvolge la “working class” bianca rurale.
Oltre a qualche “swing county” scarsamente popolata del nord-ovest, la zona dove il voto è meno polarizzato, e che diventa dunque decisiva per l’esito di ogni sfida elettorale, è la Fox River Valley tra il Lake Winnebago e la Green Bay (con contee come Outagamie, Brown, Oconto, Marinette). Qui l’economia si basa soprattutto sull’agricoltura e le cartiere. Anche in questo caso la maggioranza della popolazione è bianca e tende storicamente a favorire il Partito repubblicano, ma proprio da queste parti Obama ha costruito la sua larga affermazione del 2008, conquistando quasi tutte le contee vinte da Bush nel 2000 e nel 2004.
C’è poi una contea che viene considerata come il vero termometro elettorale dello stato. Columbia County è proprio a nord di Dane (la contea della capitale Madison), ma non troppo distante dai sobborghi “rossi” intorno a Milwaukee o dalla “swing area” della Fox River Valley. Questo snodo geografico, dove si mescolano tutte le anime del Wisconsin, ha votato esattamente (o quasi) come il resto dello stato negli ultimi tre cicli elettorali delle presidenziali, ma anche alle ultime due sfide per eleggere il governatore.
Il risultato della contea di Columbia, assieme a quello della Fox River Valley (e in misura minore del nord), sarà decisivo per vincere in Wisconsin a novembre. Obama deve cercare di replicare la performance del 2008, o almeno di avvicinarsi a essa, mentre Romney spera che il “ground game” affinato dal suo partito negli ultimi due anni possa dimostrare che il consenso a favore del presidente era vasto, ma superficiale.
A parte un paio di seggi incerti alla Camera (7° e 8° distretto), nel 2012 si corre anche per il seggio del Senato lasciato vacante dal proprietario della squadra di basket dei Milwaukee Bucks, il democratico Herb Kohl. A sfidarsi, sono l’ex governatore repubblicano Tommy Thompson (considerato un moderato) e la democratica Tammy Baldwin (ex deputato del 2° distretto). Negli ultimi sondaggi Thompson sembra leggermente favorito. E una sua vittoria potrebbe aiutare Romney a conquistare i 10 voti elettorali dello stato più pazzo d’America.
di Andrea Mancia e Cristina Missiroli
(Settimo articolo di una serie di ricognizioni negli stati decisivi della campagna presidenziale americana. Le puntate precedenti si trovano su www.ilfoglio.it)